Perché voto no, vol. 2

Continuo con le motivazioni del mio no al referendum del 4 dicembre. Nel primo capitolo ho parlato del quesito e del bicameralismo perfetto, ora prenderò in analisi il tema più articolato: la modifica del Senato.

Il nuovo Senato

Con la riforma Boschi il Senato verrà completamente stravolto: oggi è composto da 315 senatori che abbiano compiuto 40 anni, eletti contemporaneamente ai deputati (ma con un altro sistema elettorale) e hanno in pratica gli stessi diritti e doveri dei deputati. Il presidente del Senato è inoltre la seconda carica dello Stato (in pratica un vicepresidente della Repubblica). Se vincessero i sì al referendum non ci sarebbe più niente di tutto ciò. Il nuovo senato sarà composto da 74 consiglieri regionali nominati dai consigli regionali (non è ancora chiaro come), 21 sindaci (uno per regione, più uno per la provincia di Trento e uno per Bolzano) che saranno in carica per la durata del consiglio regionale che li avrà eletti e 5 senatori di nomina del Presidente della Repubblica, che contrariamente agli attuali senatori a vita staranno in carica 7 anni. Vediamo quali problemi comportano queste modifiche:

  1. Nello schema di ripartizione dei seggi è previsto che nessuna Regione abbia meno di due senatori.
    abitanti Cons. Reg. Sindaci Senatori
    Lombardia 9.704.151 13 1 14
    Campania 5.766.810 8 1 9
    Lazio 5.502.886 7 1 8
    Sicilia 5.002.904 6 1 7
    Veneto 4.857.210 6 1 7
    Piemonte 4.363.916 6 1 7
    Emilia-Romagna 4.342.135 5 1 6
    Puglia 4.052.566 5 1 6
    Toscana 3.672.202 4 1 5
    Calabria 1.959.050 2 1 3
    Sardegna 1.639.362 2 1 3
    Liguria 1.570.694 1 1 2
    Marche 1.541.319 1 1 2
    Abruzzo 1.307.309 1 1 2
    Friuli-VG 1.218.985 1 1 2
    Umbria 884.268 1 1 2
    Basilicata 578.036 1 1 2
    Prov. Trento 524.832 1 1 2
    Prov. Bolzano 504.643 1 1 2
    Molise 313.660 1 1 2
    Valle d’Aosta 126.806 1 1 2

    Questo comporta che la Liguria con un milione e mezzo di abitanti abbia lo stesso numero di senatori della Valle d’Aosta con meno di un decimo degli abitanti. O che il Trentino, dalle sue due province autonome, porti a Roma 4 senatori con poco più di un milione di abitanti, mentre la Calabria con quasi il doppio di abitanti ne faccia 3.

  2. Anche se di fatto i nuovi senatori sono diretti rappresentanti delle Regioni, la svolta in senso federalista della riforma costituzionale del 2001 viene completamente stralciata: se prima molti poteri decisionali venivano lasciati alle Regioni nell’autonomia dei propri consigli regionali, oggi tante materie ritornano in capo allo Stato centrale e a questo Senato delle autonomie, che di autonomo ha ben poco. Nelle competenze statali è inserita tra l’altro una materia propriamente regionale: il governo del territorio, con un ulteriore precisazione che “su proposta del Governo (quindi neanche del parlamento), la legge dello Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda (…) la tutela dell’interesse nazionale. –Art. 117“. Ecco perché Anna Finocchiaro si è spinta a dire “Vi pare che per fare un gasdotto sia necessario passare anche da un ordinamento regionale?
  3. Non c’è il vincolo di mandato per i senatori rispetto alla Regione di provenienza, questo significa che i 14 senatori della Lombardia, se saranno eletti proporzionalmente rispetto ai risultati delle regionali, saranno più o meno divisi così: 6 per la maggioranza leghista, 5 per il centrosinistra, 2 per il M5S, più un sindaco (Milano? Centrosinistra!) che difficilmente voteranno alla stessa maniera per il bene della Lombardia, ma piuttosto risponderanno ai partiti di appartenenza. Nel Bundesrat tedesco (spesso preso ad esempio) invece i senatori di un Land hanno l’obbligo di votare nella stessa maniera, nell’ottica di fare l’interesse dell’istituzione territoriale che rappresentano e non a seconda delle logiche di partito.
  4. Sindaci e consiglieri regionali saranno impegnati a Roma per qualche giorno a settimana: come potranno fare bene il loro lavoro di amministratori se non saranno presenti sul territorio? Riterranno più importante fare bene il sindaco e il consigliere regionale, con tutto il carico di lavoro che ne consegue, o il senatore?
  5. Ci sarà una forte sproporzione tra i 630 deputati e i 100 senatori, che tra l’altro avranno poco tempo per poter proporre modifiche alle leggi (10 o 15 giorni a seconda delle materie), che poi potranno comunque essere ignorate dalla Camera.
  6. Continuo andirivieni dei senatori: ogni qualvolta un consiglio regionale termina il suo mandato ci saranno nuovi senatori. Questo potrebbe generare problemi o situazioni di stallo nelle procedure legislative.
  7. Il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni che viene citato nel quesito referendario è di fatto limitato al risparmio dei 215 stipendi in meno del Senato, che però sappiamo essere esiguo: rappresenta infatti tra l’8 e il 12% dei costi di gestione del Senato, perché comunque ai nuovi senatori verranno riconosciuti dei rimborsi spesa per le trasferte a Roma.
  8. A questi nuovi senatori è garantito il privilegio dell’immunità parlamentare nell’esercizio delle funzioni di senatore.

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